domenica 24 giugno 2012

Figlio di Dio - Cormac Mcarthy

Lester Ballard è un uomo violento dal passato difficile. Cresciuto in un piccolo paese isolato dal mondo dove regna la legge del più forte, e abbandonato a se stesso, Ballard può solo scegliere la strada della violenza per affermarsi in una società che lo allontana. 
Dopo un'accusa di violenza carnale viene incarcerato, ma poco ne esce non colpevole ed è libero di commettere i suoi crimini sempre più violenti.
Nel piccolo paese, East Tennessee, si susseguiranno omicidi e sparizioni a cui la polizia non saprà dare una risposta. Tutti firmati da un uomo solo, la cui solitudine è sfociata in violenta, perversione e profonda tristezza.
Non un lavoro per dare un senso alla sua vita, né un amico con cui sfogarsi della sua profonda frustrazione e neppure una moglie o una fidanzata a cui rivolgere le attenzioni. Un uomo come tutti noi la cui solitudine ha cambiato la sua vita e quella delle sue vittime.

Cormac McCarthy crea senza dubbio un noir pesante. Un clima freddo, desolato e triste nel quale Ballard è padrone incontrastato. La sua violenza si rivolge a chi sembra aver trovato una felicità apparente, a quelle persone più fortunate che nella vita hanno qualcosa o qualcuno.
La povertà e la solitudine porteranno Ballard ad una lucida pazzia fra sporche perversioni e violenza carnali. 
La scrittura di McCarthy renderà l'ambiente ancor più cupo e freddo. La sua scrittura essenziale, privata di qualsiasi conversazione inutile, amplificano la solitudine e l'ambiente cupo e freddo del romanzo. Riuscirà nella difficile impresa di non farci condannare il suo personaggio, quanto piuttosto di renderlo vittima di un ambiente duro a qualsiasi tipo di moralità. Un noir crudo e puro molto lontano dal genere del thriller, destinato solo agli amanti di questo genere.

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