lunedì 15 agosto 2011

Celiachia - I primi mesi

I primi mesi dopo la diagnosi, soprattutto il primo, sono i più duri per il paziente dal punto di vista psicologico. La domanda del "e ora come faccio?" probabilmente occuperà la vostra testa per un po' di tempo, così come è successo a me, e sinceramente posso dire: tempo perso! Ma con il senno di poi è troppo facile.

Sicuramente il vecchio stile di vita mancherà: dalla pizza con gli amici, a una birra al pub. La cosa più difficile però saranno i nuovi alimenti: è veramente una tortura mangiare a colazione, pranzo e cena cibi che proprio non ci vanno giù, soprattutto dal punto di vista psicologico. E' necessario del tempo per trovare il giusto prodotto che soddisfi il paziente, soprattutto considerando le vecchie abitudini non ancora dimenticate. Per questo ho deciso di dare 3 consigli utilissimi per questa nuova sfida:
  • Il consiglio numero zero è quello di non essere dei maniaci-schizofrenici. E' molto importante evitare contaminazioni e scegliere i prodotti giusti al supermercato, ma avere il terrore del glutine, soprattutto se la reazione dell'organismo non causa vomito e/o dolori insopportabili, è un comportamento dannoso e quantomeno isterico. Prestare attenzione è d'obbligo, soprattutto se si mangia fuori (sempre bene informare il cameriere o chi fornisce il cibo) ma un comportamento morboso massimizza il senso di disagio e di diversità ed è quindi molto controproducente per il paziente.
  • Il primo consiglio utile è quello di provare ogni possibile prodotto per trovare il più gustoso, anziché abituarsi sul primo. Provare più tipi di pane, biscotti, pasta, merende e quant'altro ancora finché non si trova quello giusto. Iscriversi ad associazioni regionali e nazionali e tenere d'occhio le principali marche produttrici di questi alimenti è molto utili nell'individuazione di nuovi prodotti.
  • Il secondo è quello di prendere coscienza della malattia e spiegarla agli amici e conoscenti con la massima tranquillità. E' una malattia non una colpa! Bisogna accettare la malattia, ma non adeguarsi alla stessa. E ' importantissimo non limitarsi per la celiachia: si può sempre uscire con gli amici, mangiare fuori, viaggiare all'estero e in generale essere felici. Bisogna vivere con la celiachia, non esserne schiavi.
  • Il terzo e ultimo per la prima fase della malattia è quello di non farsi trasportare dalle voglie. Non bisogna cedere in tentazioni semplicemente per il fatto che una trasgressione (una pizza o anche un pasticcino) vanifica la dieta di mesi interi. Se pensate di fare la dieta e trasgredirla una volta alla settimana, o al mese potete benissimo continuare a mangiare i cibi di sempre! E questo deve essere chiaro fin da subito. Affrontare se stessi e sapersi dire di no è molto importante e aiuterà anche a crescere.
Gli alimenti senza glutine si possono trovare nei supermercati e quelli più gustosi, e costosi, nelle farmacie.
I prontuari , ovvero l'elenco degli alimenti che non contengono glutine, sono disponibili anche online  ma in generale, acquistata quel minimo di esperienza e conoscenza, non è indispensabile. 
Se si vuole mangiare fuori, numerosi ristoranti (e anche alberghi per le vacanze) offrono la cucina per celiaci e per fortuna sono in costante aumento così come la loro clientela. Se poi ci si vuol trattare proprio bene numerose pasticcerie offrono il servizio per celiaci, basta solamente informarsi. Su internet, inoltre, ci sono moltissime ricette per qualunque dolce o pietanza possiate desiderare. 

Se il paziente è adolescente o più piccolo, è importante non far notare troppo la diversità del suo cibo rispetto agli altri. Il mangiare deve essere vissuto come un luogo di ritrovo e di partecipazione familiare, non come un rito di divisione. Lo stesso vale per le eventuali cene fuori: non è importante cosa si mangia, ma stare insieme. Stesso discorso per le uscite con gli amici, si esce per divertirsi non per sentirsi isolati. 

Particolare attenzione va riservata ai farmaci che possono contenere glutine, sempre bene informarsi dal medico o farmacista. Anche agli attrezzi da cucina che devono essere sempre distinti nel caso si cucinino cibi diversi. E' bene dare a queste misure il giusto peso: inutile essere puntigliosi sulle posate e poi concedersi un bel bigné alla crema! In ogni caso solo l'esperienza porterà tutti gli accorgimenti necessari. 

Per quanto riguarda i sintomi già dalla prima settimana di dieta il paziente dovrebbe avere dei benefici in termini di salute, ma spesso non sono sufficienti per compensare i disagi che la nuova dieta obbliga; saranno visibili a medio-lungo termine. Una completa guarigione dell'apparato intestinale si ha solo dopo 1-2anni dall'inizio della dieta, evitando chiaramente ogni possibile trasgressione. Il probabile aumento di peso, indica nella maggioranza dei casi, che la dieta funziona in quanto l'assorbimento delle sostanze nutritive maggiore rispetto a prima. Personalmente mi è capitato di ingrassare 5kg il primo mese e altri 5kg nei seguenti e ad anni di distanza mi tocca mantenermi in linea, cosa del tutto impensabile prima.

In conclusione: il primo mese è duro. Partire con una dieta così dal nulla non è assolutamente facile, accettare la malattia e viverci neanche e chiaramente bisogna prenderne coscienza e accettarla, cosa che arriverà solo con il tempo, soprattutto se il paziente è adolescente e nella classica fase di non accettazione di se stessi. La dieta è solo una questione di abitudine e volontà e i miglioramenti con il tempo saranno sempre più evidenti, ma di vitale importanze è vivere con tranquillità e serenità la "malattia" anche se in un primo momento potrà sembrare molto difficile.

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