mercoledì 28 settembre 2011

Le Belve - Don Winslow

L'ultimo lavoro di Don Winslow è un giallo sul narcotraffico internazionale, ambientato lungo il confine tra California e Messico. L'autore del Potere del Cane rompe il legame con il passato. Se il primo si può considerare un vero e proprio capolavoro su questo tema, il nuovo libro è molto più leggero: un thriller facile da leggere senza troppi sforzi con tanta suspence, ma senza quell'impegno che alcuni libri richiedono.
Possiamo quindi parlare di un thriller classico sul narcotraffico, non proprio quello che ci si aspetta da Don Winslow, ma ci riesce comunque bene.

La trama si snoda nella California. Due produttori privati di marijuana, Ben e Chon, hanno creato un vero e proprio patrimonio con la loro attività. La loro erba soddisfa i gusti di tutti i loro clienti e ben presto i soldi arriveranno, e ne arriveranno tanti. E con i soldi anche i problemi: il Cartello messicano ha deciso di espandersi negli Stati Uniti e vuole acquistare l'attività di Ben e Chon, e lo farà, con le buone o con le cattive. Ben e Chon lo sanno bene ma mostrarsi le proprie paure e soddisfare le richieste del Cartello può solo danneggiarli, servono altre soluzioni...

Come detto il nuovo libro di Don Winslow rappresenta una rottura con i legami passati e questo non è di certo un punto positivo visto i grandi risultati ottenuti in passato. Il tema del narcotraffico è solo l'ambiente in cui si svolge la storia, e non il filone principale come nel Potere del Cane. Le avventure di Chon & Ben, al limite della realtà, rendono il thriller avvincente ma non particolarmente realistico: come possono due persone mettere in ginocchio una della mafie più pericolose del mondo?
Tralasciando questo, che è presente in molti libri e saghe, in particolare quella di Jack Reacher, il ritmo serrato, dovuto a capitoli spesso anche di poche righe, è un fattore sicuramente positivo in quanto c'è una voglia sempre alta da parte del lettore a leggere un nuovo capitolo, immergendosi poi nella vicenda successiva che si dovrà completare per smettere di leggere. Da questo punto di vista, Don Winslow, è stato un maestro. La sua ironia, spesso presente e pesante, rende ancor più ricco il libro che a tratti risulta anche molto divertente. Questo amplifica ancor di più il genere del libro che si discosta totalmente dalla serietà dei precedenti andando verso un thriller più d'intrattenimento che di informazione.

Alla fine un libro sicuramente piacevole, tra i migliori nel genere di thriller non impegnativi, che sicuramente vi regalerà una bella storia tenendovi impegnati piacevolmente. Certo da Don Winslow non ci si aspetta questo genere di libro, ma non è neanche giusto affossare il suo nuovo lavoro perché si discosta dai precedenti che sono di ben altro calibro. Secondo me un ottimo libro se si desidera un libro da leggere prima di andare a dormire e che non richieda altri pensieri: certo se pretendete di conoscere cosa tutti i retroscena di certi ambienti, allora dovete lasciar perdere Le Belve e dedicarvi al Potere del Cane.

martedì 13 settembre 2011

Devozione - Antonella Lattanzi

Devozione è un romanzo difficile. Difficile come raccontare il mondo degli eroinomani  ad un pubblico che non sa e non conosce quella realtà, difficile come demolire i pregiudizi verso gli eroinomani che sono umani, troppo umani. Difficile soprattutto per una scrittrice all'esordio come Antonella Lattanzi che ha voluto vivere con loro per cinque lunghi anni giorni e notti frequentando sert, luoghi di spaccio e comunità di recupero. Un'esperienza che va aldilà di una "documentazione approfondita" lasciando nuove convinzioni e rompendo i pregiudizi con cui il mondo normale guarda il mondo della droga.

La cosa che più mi ha spaventato, del mondo degli eroinomani, è che non sono diversi da noi, da me. L'eroinomane, per tutto il tempo, cerca una sola cosa: l'eroina. [...] Ecco: io mi sono accorta che anche noi - anche io - abbiamo delle dipendenze, delle devozioni, dei buchi interiori che risucchiano tutto il resto, in cui la nostra attenzione, le nostre passioni, le nostre forze cadono inesorabilmente. L'eroinomane non cerca la morte, ma solo la fine del dolore, la serenità. E' quello che facciamo tutti.

 Ammette la stessa autrice in un'intervista. E' bene precisare che il romanzo non è un documentario sul mondo dell'eroina e degli eroinomani come potrebbero pensare alcuni, ma la storia di due fidanzati ventiseienni che ne sono schiavi.

La trama è abbastanza semplice: Nikita e Pablo, sono due fidanzati eroinomani che vivono a Roma. Da anni oramai passano le giornate facendosi di eroina o cercando soldi in tutti i modi per comprarla, in preda a crisi di astinenza molto violenta. Un giorno si presenta Annette, una ragazza francese molto giovane, molto ricca e per i due ragazzi rappresenta una, e l'unica, fonte pressoché inesauribile di denaro.  E denaro significa eroina. Decidono presto di rapirla e di chiedere un riscatto, ma non è facile badare a una prigioniera se il loro pensiero è uno solo: l'eroina. Il rapimento si trasformerà presto da un'idea geniale ad un terribile incubo.

Il romanzo ha molti pregi, primo tra tutti quello di svelare un mondo poco conosciuto alla maggioranza di noi. Sicuramente interessante è capire come vivono questi ragazzi che sono rimasti vittime della droga, come si procurano i soldi, dove vivono, e come si sentono. Un aspetto importante del romanzo è la descrizione del passato di Nikita, protagonista principale: dai rapporti con la famiglia, ai suoi desideri che già da pre-adolescente l'hanno spinta verso il mondo della droga. Ma la strada per arrivare all'eroina è stata lunga e dura. L'obiettivo adolescenziale della stessa protagonista, non sapendo quale futuro l'avrebbe attesa. Nella stessa situazione c'è anche il fidanzato Pablo.
Da allora inizia a smettere con tutte le altre droghe - persino col fumo, che gli dà solo psicosi e fobie, persino con l'alcol. rimane solo l'eroina, l'Indiscussa. Per un po' è una vita sopraffina, tutta tesa a introiettare la sua droga: se gli cola il naso se lo soffia con la mano perché i fazzoletti servono solo a tamponare il buco dopo che si fa una persa, se ha fame se la fa passare perché i soldi servono solo per comprare l'eroina, se non hanno sonno se lo fa venire perché deve essere sveglio solo quando si può fare. Ma io, si dice, io non sarò come tutti gli altri, che alla fine muoiono. Lo dice lui.
Si sarebbe presto pentita fino a desiderare ardentemente una vita normale, senza alti e bassi, anche nella sua monotonia. Tanta di conseguenza è l'invidia verso chi è riuscito a uscire dalla morsa dell'eroina.
Nikita lo fissò spudorata, e vide che lui ce l'aveva fatta. Come sta bene tutto ripulito. Lavorava. Si lavava. Viveva. Sembrava solo più vecchio.
La voglia di smettere era tanta, ma solo quando non si era in preda alle crisi di astinenza distruttrici ogni desiderio, ogni progetto, ogni buon proposito. Solo l'eroina era importante.

Tuttavia ci sono anche alcuni aspetti negativi. I numerosi flashback rallentano la storia e la loro lunghezza non aiuta: più o meno come la pubblicità in un film, spezza troppe volte e per troppo tempo la vicenda stessa. La scrittura è abbastanza innovativa e a primo impatto anche difficile, la punteggiatura, spesso assente, ne è la causa. Spesso trovare il filo del discorso è difficile, così come distinguere un pensiero. Soprattutto all'inizio è un aspetto che dà fastidio, ma se si ha voglia di continuare a leggere il racconto ci si abitua e poi tutto viene più fluido.
L'ultimo aspetto negativo è la trama non conclusa: tutto resta incompiuto e non si sa bene cosa succede alla fine. Una trama complessa forse sarebbe stata più dannosa per il racconto già difficile di per sé, ma sicuramente portarla a termine avrebbe conferito al romanzo almeno una chiusura.

In ogni caso è il primo romanzo di Antonella Lattanzi, quindi certe cose si possono perdonare, soprattutto considerando il tema svolto e lo stile che il racconto richiedeva, non certo quello canonico. Un buon libro nel complesso che distrugge molti luoghi comuni come racconta la stessa autrice in ogni intervista, evidentemente è proprio questo l'obiettivo del suo libro.

sabato 3 settembre 2011

Il Gioco degli Occhi - Fitzek

Un pericoloso maniaco rapisce i bambini, uccide le loro madri, e li nasconde in un luogo sconosciuto. Concede ai padri quarantacinque ore per ritrovare e salvare i propri figli, se dovessero fallire i piccoli muoiono. Ben quattro sono state le missioni fallite, e ben quattro sono stati i piccoli cadaveri ritrovati senza l'occhio sinistro, tutti uccisi dal Collezionista di Occhi.
Alexander Torbach, ex poliziotto ed adesso giornalista, si occupa del serial killer e non può far altro di raccontare le orribili crudeltà di cui è capace. Così come la polizia non ha una traccia o un indizio, e non può far niente per fermarlo. Per di più il suo portafoglio viene ritrovato nella scena dell'ultimo crimine e adesso la polizia lo cerca. Non può far altro che prendere tempo e riflettere fino a quando gli si presenta una testimone, Alina Gregoriev, fisioterapista cieca, che afferma di aver avuto delle visioni sul Collezionista di Occhi. Difficile crederle, ma è l'unica strada per sfuggire alla polizia e arrivare al serial killer...

Più di mezzo milione di copie vendute in Germania conferiscono al libro una certa importanza nel genere dello psycotrhiller. Il romanzo parte subito fortissimo con l'epilogo! E già proprio l'epilogo. 

...questa storia non è un film, non è una leggenda, non è un libro.
E' il mio destino.
La mia vita.

La numerazione delle pagine del libro è un countdown e solo alla fine del libro si capirà il perché che di certo non voglio svelarvi. Veramente un colpo da maestro questo di Fitzek che conferisce al romanzo sicuramente un'originalità che nessun altro libro fin'ora ha avuto. 
La storia è ai limiti del credibile a causa delle visioni di una fisioterapista cieca e questo è l'unico difetto del romanzo che però rimane molto valido. Tantissima è la tensione durante tutto il libro amplificata di molto dalla narrazione in prima persona di tutti i personaggi. 
Veramente bella anche la parte finale dei ringraziamenti. Letta subito dopo questo thriller risalta le qualità positive di Fitzek che di certo sono ben lontane dall'ambiente creato nel romanzo.
Sicuramente un ottimo libro, anche se è a metà strada tra un thriller e uno psychothriller, genere che tanto va di moda. Sicuramente da leggere per la sua originalità e vedrete che non ne rimarrete delusi...

giovedì 25 agosto 2011

La Psichiatra - Wulf Dorn



Ellen Roth lavora come psichiatra nella clinica psichiatrica Waldklinik oramai da anni e di storie strane e violente ne ha viste parecchie, ma al peggio non c'è mai limite. E il peggio si trova nella Stanza numero 7. Un odore forte, penetrante, acre e rivoltante: l'odore della paura che il buio della stanza non riesce a nascondere. Dentro una giovane donna rannicchiata nel pavimento e violentemente seviziata. La donna è terrorizzata che l'Uomo Nero possa tornare e seviziarla ancora, ed Ellen non può far altro che crederle: i suoi gravi ematomi dimostrano che la minaccia è reale.

"L'uomo Nero, l'Uomo Nero. Chi ha paura dell'Uomo Nero?"
Ellen è visibilmente scossa da questa paziente, le sue condizioni psico-fisiche sono molto serie, e quando la paziente scompare dalla clinica non può far altro che mettersi sulle sue traccie. La sua missione è quasi impossibile, nessuno ha visto la paziente scappare dalla clinica, nessuno sa neanche il suo nome e neanche la polizia può fare qualcosa: Ellen può contare solo su di lei per sottrarla dall'Uomo Nero...

Scappa. Scappa! Sei ancora in tempo! 
Aveva il fiato corto e affannoso, in parte a causa dell'odore penetrante di lisoformio, ma soprattutto per la paura. Tuttavia proseguì. Non sarebbe scappata, non ora che era così vicina al traguardo. 

 Il primo psycho-thriller di Wulf Dorn che lo ha catapultato direttamente tra gli autori emergenti più famosi. Il successo de La Psichiatra, ovvero del mal tradotto Trigger in lingua originale, è enorme: acquistati i diritti cinematografici e tradotto in numerosi paesi, anche extra-europei: ed è del tutto meritato!
Una trama tanto semplice quanto emozionante fin dalle prime pagine con continui colpi di scena che tengono il lettore occupato fino alla fine del libro del tutto inimmaginabile.
Anche l'Uomo Nero è una figura talmente tanto banale che viene usata nelle favole o minacce verso i nostri bambini, eppure Dorn riesce a collocarlo in ambito realistico rendendolo veramente Nero: terrificante, violento e terribilmente astuto. L'Uomo Nero incarna la paura nella sua più primitiva e piena forma, quella sensazione di puro terrore irrazionale che ci avverte del pericolo e che ci paralizza e con la quale siamo costretti a combattere con la nostra razionalità se vogliamo salvarci la vita: ed è questo quello che farà Ellen per salvare la vita della sua paziente e anche la sua.
Il racconto che ne scaturisce è semplicemente perfetto: la suspance e i colpi di scena sono presenti in ogni capitolo e il racconto cattura anche la nostra mente: difficile se non impossibile sarà prevedere la fine del racconto. E' lo psycho-thriller per eccellenza, tanto semplice quanto efficace.

Wulf Dorn è autore anche di un secondo psycho-thriller, Il Superstite, e anch'esso sta avendo un notevole successo. La pubblicità che sta avendo questo autore è del tutto meritata per una volta, la sua capacità di addentrarsi nella psiche dei suoi personaggi è semplicemente favolosa e lo rende leader nel suo genere.

lunedì 22 agosto 2011

L'Ipnotista - Lars Kepler



Erik Maria Bark è l'ipnotista più famoso di tutta la Svezia. Viene svegliato durante la notte dal commissario di polizia criminale, Joona Linda, per recarsi urgentemente a all'ospedale, il dovere di medico lo chiama. All'ospedale c'è un ragazzo, Josef Ek, ferito gravemente, unico testimone della strage della sua famiglia e la polizia teme per sua sorella Evelyn che risulta irreperibile. E' necessaria un'ipnosi per Josef per ricordare cosa è successo esattamente in quei terribili attimi, ma la richiesta del commissario Joona Linda fa vacillare Erik: ha promesso dieci anni fa di aver chiuso con l'ipnosi, ma l'ha promesso soprattutto a se stesso. La decisione è difficile, ma c'è una vita da salvare e non può tirarsi indietro. Qualche giorno dopo suo figlio verrà rapito e inizieranno i suoi peggiori incubi presenti e passati...

Perché il passato non è morto è sepolto, in realtà non è neppure passato, per dirla con Faulkner. Ogni piccolo accadimento del passato condiziona il soggetto anche nel presente. Ogni esperienza pregressa influenza in qualche modo le scelte di ciascuno - e nel caso di esperienze traumatiche, il passato fagocita il presente.

E' un thriller e come tale deve essere giudicato, e quindi un giudizio nettamente positivo. La suspance regna in ogni capitolo e la voglia di continuare è tanta, la trama è quanto mai originale e avvincente e sicuramente sono punti a favore del libro; tuttavia mi sarei aspettato qualcosa in più. Dal titolo ci si aspetterebbe qualcosa di più, una trama basata sulle ipnosi e sulla psichiatria che risulta solo in parte rispecchiata, forse le storie parallele assumono troppa importanza rispetto al filone principale. Un dettaglio che non si riesce bene a capire è come abbiano fatto due pazienti in condizioni giudicate gravi dai medici (non posso svelare molto di più!) ad alzarsi e compiere azioni quantomeno impegnative.
In ogni caso il giudizio resta positivo; le parti di ipnosi sono descritte molto bene, così come i paziente, di cui però manca un vero resoconto del loro passato. Gli stessi pazienti curati risultano meglio descritti rispetto ad alcuni personaggi di primo piano, punto a favore del romanzo per chi, come me, vorrebbe un ampio spazio dedicato all'ipnosi; di svantaggio in generale dato che denota qualche mancanza nel carattere dei personaggi principali. Interessante è la relazione tra Erik e sua moglie Simone, che seppur non cercata dal lettore in un romanzo del genere, risulta assolutamente gradevole e  conferisce al romanzo qualcosa in più.

In generale un buon thriller, da cui personalmente mi sarei aspettato di più in quanto pubblicizzato e ripubblicizzato. Ha tutte le caratteristiche essenziali di un giallo senza eccedere in nessuna in particolare. Sicuramente c'è di meglio sul mercato, ma di certo non è libro da sconsigliare o denigrare.

lunedì 15 agosto 2011

Celiachia - I primi mesi

I primi mesi dopo la diagnosi, soprattutto il primo, sono i più duri per il paziente dal punto di vista psicologico. La domanda del "e ora come faccio?" probabilmente occuperà la vostra testa per un po' di tempo, così come è successo a me, e sinceramente posso dire: tempo perso! Ma con il senno di poi è troppo facile.

Sicuramente il vecchio stile di vita mancherà: dalla pizza con gli amici, a una birra al pub. La cosa più difficile però saranno i nuovi alimenti: è veramente una tortura mangiare a colazione, pranzo e cena cibi che proprio non ci vanno giù, soprattutto dal punto di vista psicologico. E' necessario del tempo per trovare il giusto prodotto che soddisfi il paziente, soprattutto considerando le vecchie abitudini non ancora dimenticate. Per questo ho deciso di dare 3 consigli utilissimi per questa nuova sfida:
  • Il consiglio numero zero è quello di non essere dei maniaci-schizofrenici. E' molto importante evitare contaminazioni e scegliere i prodotti giusti al supermercato, ma avere il terrore del glutine, soprattutto se la reazione dell'organismo non causa vomito e/o dolori insopportabili, è un comportamento dannoso e quantomeno isterico. Prestare attenzione è d'obbligo, soprattutto se si mangia fuori (sempre bene informare il cameriere o chi fornisce il cibo) ma un comportamento morboso massimizza il senso di disagio e di diversità ed è quindi molto controproducente per il paziente.
  • Il primo consiglio utile è quello di provare ogni possibile prodotto per trovare il più gustoso, anziché abituarsi sul primo. Provare più tipi di pane, biscotti, pasta, merende e quant'altro ancora finché non si trova quello giusto. Iscriversi ad associazioni regionali e nazionali e tenere d'occhio le principali marche produttrici di questi alimenti è molto utili nell'individuazione di nuovi prodotti.
  • Il secondo è quello di prendere coscienza della malattia e spiegarla agli amici e conoscenti con la massima tranquillità. E' una malattia non una colpa! Bisogna accettare la malattia, ma non adeguarsi alla stessa. E ' importantissimo non limitarsi per la celiachia: si può sempre uscire con gli amici, mangiare fuori, viaggiare all'estero e in generale essere felici. Bisogna vivere con la celiachia, non esserne schiavi.
  • Il terzo e ultimo per la prima fase della malattia è quello di non farsi trasportare dalle voglie. Non bisogna cedere in tentazioni semplicemente per il fatto che una trasgressione (una pizza o anche un pasticcino) vanifica la dieta di mesi interi. Se pensate di fare la dieta e trasgredirla una volta alla settimana, o al mese potete benissimo continuare a mangiare i cibi di sempre! E questo deve essere chiaro fin da subito. Affrontare se stessi e sapersi dire di no è molto importante e aiuterà anche a crescere.
Gli alimenti senza glutine si possono trovare nei supermercati e quelli più gustosi, e costosi, nelle farmacie.
I prontuari , ovvero l'elenco degli alimenti che non contengono glutine, sono disponibili anche online  ma in generale, acquistata quel minimo di esperienza e conoscenza, non è indispensabile. 
Se si vuole mangiare fuori, numerosi ristoranti (e anche alberghi per le vacanze) offrono la cucina per celiaci e per fortuna sono in costante aumento così come la loro clientela. Se poi ci si vuol trattare proprio bene numerose pasticcerie offrono il servizio per celiaci, basta solamente informarsi. Su internet, inoltre, ci sono moltissime ricette per qualunque dolce o pietanza possiate desiderare. 

Se il paziente è adolescente o più piccolo, è importante non far notare troppo la diversità del suo cibo rispetto agli altri. Il mangiare deve essere vissuto come un luogo di ritrovo e di partecipazione familiare, non come un rito di divisione. Lo stesso vale per le eventuali cene fuori: non è importante cosa si mangia, ma stare insieme. Stesso discorso per le uscite con gli amici, si esce per divertirsi non per sentirsi isolati. 

Particolare attenzione va riservata ai farmaci che possono contenere glutine, sempre bene informarsi dal medico o farmacista. Anche agli attrezzi da cucina che devono essere sempre distinti nel caso si cucinino cibi diversi. E' bene dare a queste misure il giusto peso: inutile essere puntigliosi sulle posate e poi concedersi un bel bigné alla crema! In ogni caso solo l'esperienza porterà tutti gli accorgimenti necessari. 

Per quanto riguarda i sintomi già dalla prima settimana di dieta il paziente dovrebbe avere dei benefici in termini di salute, ma spesso non sono sufficienti per compensare i disagi che la nuova dieta obbliga; saranno visibili a medio-lungo termine. Una completa guarigione dell'apparato intestinale si ha solo dopo 1-2anni dall'inizio della dieta, evitando chiaramente ogni possibile trasgressione. Il probabile aumento di peso, indica nella maggioranza dei casi, che la dieta funziona in quanto l'assorbimento delle sostanze nutritive maggiore rispetto a prima. Personalmente mi è capitato di ingrassare 5kg il primo mese e altri 5kg nei seguenti e ad anni di distanza mi tocca mantenermi in linea, cosa del tutto impensabile prima.

In conclusione: il primo mese è duro. Partire con una dieta così dal nulla non è assolutamente facile, accettare la malattia e viverci neanche e chiaramente bisogna prenderne coscienza e accettarla, cosa che arriverà solo con il tempo, soprattutto se il paziente è adolescente e nella classica fase di non accettazione di se stessi. La dieta è solo una questione di abitudine e volontà e i miglioramenti con il tempo saranno sempre più evidenti, ma di vitale importanze è vivere con tranquillità e serenità la "malattia" anche se in un primo momento potrà sembrare molto difficile.

domenica 14 agosto 2011

Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici) - Piergiorgio Odifreddi

Già dal titolo si capisce che è un libro che farà discutere: un libro scomodo per chi ripone la sua fede nella Chiesa Cattolica. Piergiorgio Odifreddi, matematico di successo a livello internazionale, analizza molte delle controversie del Cristianesimo partendo dalle sue basi, dalla Bibbia e dai Vangeli.  Odifreddi vuole riesaminare i testi sacri da un punto di vista logico-deduttivo e non da un punto di vista teologico che ha portato ad un'interpretazione del tutto fuorviante degli stessi testi.

Nel primo breve capitolo, Cristiani e Cretini, descrive tramite le parole dello stesso Gesù "Beati i poveri in spirito perché di essi è il Regno dei Cieli" un'intera religione usando la semplice logica: "[...] essendo una religione per letterali cretini, non si adatta a coloro che, forse per loro sfortuna, sono stati condannati a non esserlo. Tale critica, di passaggio, spiegherebbe anche in parte la fortuna del Cristianesimo: perché come insegna la statistica, metà della popolazione mondiale ha un'intelligenza inferiore alla media(na), ed è dunque nella disposizione di spirito adatta a questa e altre beatitudini". 

Inizia adesso l'analisi dell'Antico Testamento e vengono messe in risalto le contraddizioni dello stesso e le fatiche della stessa CEI (Conferenza Episcopale Italiana) a giustificarle. In particolare non si capisce come può un Dio creatore degli essere umani, a cui rivolge tutto il suo amore, creare un popolo eletto per poi aiutarlo nella conquista della Terra Promessa tramite distruzione, saccheggi e violenze su intere città e quindi su altri esseri umani. Degni dell'analisi di Odifreddi sono anche i Dieci Comandamenti, che forse proprio dieci non sono. Si lascia l'Antico testamento per arrivare ai Vangeli e agli Atti, dove le discordanze si fanno ancora più importanti in quanto riguardano la vita di Gesù e la successiva Risurrezione.
Si passa poi al particolare che più ci riguarda, ovvero al Cattolicesimo, vista come la più integralista e conservatrice fra tutte le dottrine cristiane.
Molti saranno gli altarini, svelati dall'autore, della Chiesa Cattolica atti governare un popolo per millenni e a condannare anche le discordanze meno importanti di alcuni passi biblici marginali. Chiaramente questi "nuovi pensatori" verranno bollati come eretici e in quanto tali perseguitati anche fino alla morte. Del resto l'autore ha una chiara visione della relazione Cristianesimo-Sviluppo occidentale "Così come, se volessimo dimostrare che il cristianesimo ha costituito non la molla o le radici del pensiero democratico e scientifico europeo, bensì il freno o le erbacce che ne hanno consistentemente soffocoto lo sviluppo [...]. E per evitare che questa storia si potesse troppo facilmente dismettere come "cosa di altri tempi" dovremmo ricordare che anche la nostra epoca ha le sue crociate e le sue inquisizioni: perché conquistare i pozzi di petrolio dei Musulmani, o fare referendum contro le biotecnologie, non è troppo diverso dal liberare il Santo Sepolcro dagli infedeli, o processare l'eliocentrismo." 

Ma le critiche non finiscono qui, anche personaggi storici tanto amati come Padre Pio, Giovanni Paolo II o Madre Teresa di Calcutta sono analizzati rompendo la visione canonica che li vede come santi. Anche l'odierno Papa Ratzinger è stato preso di mira, in particolare per la lettera De Delictis Gravioribus (Riguardo i delitti più gravi) del maggio 2001, dove affermava che la disposizione sul silenzio riguardo ad abusi sessuali da parte di ecclesiastici è ancora in vigore e soggetta a "segreto pontificio". Tale lettera portò successivamente alla sua incriminazione da parte della Corte distrettuale del Texas. L'indagine su poi interrotta da forze maggiori per evitare incidenti diplomatici. 

Aldilà di ogni possibile visione del Cristianesimo e del Cattolicesimo e nonostante l'ironia dell'autore che spesso massimizza alcuni concetti e posizioni, il saggio è di tutto riguardo: le idee dell'autore sono frutto di uno studio approfondito (è infatti impossibile conoscere con esattezza certi particolari se non si è veramente informati) e di ricerche. I passi criticati sono tutti elencati se il lettore avesse il desiderio di ricercarli direttamente nei testi sacri, così come i fatti storici sono tutti documentati e citati nel libro. Così facendo Odifreddi rende il suo saggio molto più credibile e meno attaccabile da critiche insensate.
L'unica critica che si può muovere al saggio è quella di dimenticarsi dei principi sul quale si muove (o meglio dovrebbe muoversi) il Cristianesimo tutto: dalla solidarietà alla fratellanza tra popoli.

Sicuramente un libro che può far discutere molti, ma del resto credo che almeno i fatti storici e le contraddizioni della Bibbia debbano essere conosciuti in particolar modo dai credenti. Bisogna rompere il muro di omertà su certi fatti e iniziare a conoscere la verità sulla base della quale, soltanto dopo, potremmo farci una nostra personale idea e quindi una nostra visione spirituale. 


martedì 9 agosto 2011

La diagnosi della celiachia

Analisi del sangue e gastroscopia

Una volta ipotizzato un possibile caso di sospetta celiachia per averne la conferma è necessario una diagnosi ben precisa. Spesso si sente dire che bastano delle analisi del sangue per confermare la malattia o scongiurarla, e questo è bene notare fin da subito che non è assolutamente vero. L'unico modo per diagnosticare in maniera definitiva la celiachia è la gastroscopia. 

Le analisi del sangue mirano a trovare anticorpi specifici che in un paziente celiaco sono (o dovrebbero essere, molto importante è sottolinearlo fin da ora) presenti poiché, essendo la celiachia una malattia autoimmune, l'organismo attacca la gliadina, una delle proteine che compongono il glutine, tramite gli anticorpi AGA, anticorpi antigliadina di classe IgA e IgG. E' quasi sempre ricercato insieme ai precedenti anche l'anticorpo EMA, di classe IgA anti-glutaminasi, diverso dal precedente IgA antigliadina; responsabile della distruzione prima, e dell'atrofizzazione poi, dei villi intestinali causando sindromi di malassorbimento del cibo e tutte le eventuali ricadute. 
Queste analisi vanno necessariamente eseguite durante un periodo di dieta "glutinata" in quanto gli anticorpi cercati non sono presenti se non è presente l'agente scatenante la reazione autoimmune dell'organismo, ovvero il glutine, non potendo così determinare se nel paziente è presente il morbo celiaco. Non a caso, per verificare il corretto funzionamento della dieta priva di glutine in un paziente celiaco sono sufficienti queste analisi: se risultano negative agli anticorpi il paziente sta eseguendo correttamente la dieta aglutinata, se invece sono presenti, ovvero risultato positivo, è necessario fare più attenzione a possibili contaminazioni e/o a seguire più rigidamente la dieta.
Come già accennato in precedenza, un'eventuale positività o negatività della ricerca degli anticorpi specifici non include o esclude la presenza della malattia. E' infatti possibile che un paziente celiaco non abbia alti livelli di anticorpi AGA e EMA, così come è possibile che un paziente con elevati livelli di questi anticorpi non sia celiaco. Numericamente il 5% delle deduzioni da queste analisi del sangue vengono poi smentite dalla successiva gastroscopia: una percentuale non da sottovalutare se si considerano i migliaia di interventi quotidiani.

Le analisi del sangue non sono uno strumento certo per diagnosticare la celiachia, ma rappresentano solo il primo passo verso la diagnosi definitiva. Il passo definitivo è costituito dalla gastroscopia. Al paziente, tenuto a digiuno dalla sera precedente l'operazione, viene inserita una sonda flessibile dalla bocca (con tranquillante) o dal naso (senza tranquillante), fino a raggiungere la mucosa duodenale. Una volta raggiunta, tramite una piccola pinza sarà prelevata una piccola quantità e analizzata per confermare l'eventuale atrofia dei villi intestinali e la sua intensità. 
L'intera operazione provoca soltanto un piccolo disturbo al livello del basso stomaco che scompare nel giro di 2-3 ore dall'operazione, in pratica è del tutto indolore. E' importante, inoltre, sottolineare che indipendentemente dall'atrofia dei villi intestinali e dall'intensità di intolleranza al glutine, l'unica cura possibile è la dieta aglutinata. La cura perciò non dipende quanto la malattia si presenti in forma più o meno grave, ma è unica per tutti, in quanto sottostimare la malattia a causa di sintomi molto blandi può comportare conseguenze molto gravi: dal malassorbimento, al tumore al colon, nessuna esclusa.






lunedì 8 agosto 2011

Il Superstite - Wulf Dorn


Di solito non mi piace leggere libri troppo conosciuti e soprattutto troppo pubblicizzati poiché spesso si rivelano solo dei raccontini come tanti pieni solo di superficialità e di temi che vanno di moda nel periodo di pubblicazione. Di esempi ce ne sono tanti, ma non è questo il caso. Comprato per caso mentre ero alla ricerca di un nuovo autore e magari di un thriller diverso dal solito, ho deciso di darmi a uno psico-thriller: un'ottima scelta direi.

Jan è solo un ragazzino quando il suo fratellino minore, Sven, viene rapito e mai più ritrovato. La notte stessa perde anche il padre in un incidente d'auto. Per un dodicenne l'unica via d'uscita da questo trauma è la fuga, ma ventitré anni dopo torna nel paese d'infanzia per questione lavorative: come il padre è diventato psichiatra ed chiamato alla stessa clinica, la Waldklinik. Tanti anni sono passati, ma la voglia di sapere non si è mai spenta del tutto e ancora arde dentro Jan, si rivolgerà ad un suo collega psichiatra, specialista in ipnosi, per affrontare e superare il suo trauma.
L'arrivo di Jan sembra quasi una maledizione per la cittadina, Fahlenberg. Un altro inspiegabile suicidio riporta Fahlenberg indietro di ventitré anni, e anche Jan si ritroverà catapultato nel suo passato proprio nel momento in cui voleva uscirne definitivamente.

Il romanzo è il secondo psico-thriller targato Wulf Dorn, ed è stato subito un successo sull'onda del primo bestseller, La Psichiatra.
La storia si sviluppa tra paure ed ossessioni di tutti i protagonisti, soprattutto di Jan, che renderanno più difficile scoprire la verità che si cela dietro i terribili accadimenti, passati e presenti della storia di Fahlenberg. Il principale personaggio del racconto non è tanto Jan, ma quanto il clima surreale che si respira in una clinica psichiatrica: traumi dolorosi, soprattutto se legati all'infanzia, possono far perdere la ragione. Ma nella pazzia c'è sempre una traccia di verità e gli psichiatri come Jan e i suoi colleghi, è di primaria importanza riuscire ad estrarla dalle allucinazioni dei suoi pazienti. Possono venire in aiuto psicofarmaci e tecniche di ipnosi che tuttavia non sempre funzionano, anzi in alcuni casi aggravano la situazione dei pazienti rendendo il lavoro dei dottori molto più complesso.
Tutte queste caratteristiche sono descritte eccezionalmente da Wulf Dorn, logopedista per la riabilitazione del linguaggio in  pazienti psichiatrici, e quindi conoscitore di certi ambienti poco conosciuti alla maggioranza di noi lettori.
Il racconto trascorre molto bene anche se dopo una prima parte molto interessante, il ritmo rallenta un po' anche per far addentrare nel mondo della Waldklinik come è giusto che sia. Forse il finale è un po' troppo esuberante, ma il libro risulta essere molto bello e anche innovativo per quanto riguarda il genere. Sicuramente da consigliare al pubblico che ama i gialli, anche per spezzare la solita routine dell'omicida misterioso.

Sull'onda del Superstite mi appresto a leggere La Psichiatra, primo successo di Wulf Dorn sperando che il nuovo (vecchio) psico-thriller sia all'altezza di questo appena letto.

sabato 30 luglio 2011

I dodici segni - Lee Child


Come potevo farmi mancare l'ultima avventura firmata Lee Child? Un bel thriller estivo era proprio quello che serviva e cosa c'è di meglio di una nuova avventura di Jack Reacher? beh direi ben poco e lo si capisce già dall'inizio del libro dove il ritmo è già incalzante. Nonostante i dodici romanzi precedenti della saga, anche questo riesce a rapirti fin da subito. Jack si trova nella metropolitana nottura che lo porterà Manhattan, nuova meta del suo vagabondaggio senza fine. Sono le due di notte ma Jack è sempre in allerta e quella passeggera seduta nel suo vagone,  Susan Mark, proprio non la convince. Anni fa durante l'addestramento militare, gli avevano insegnato come si distingueva un kamikaze: una lista di dodici segni - undici per le donne - da imparare a memoria e da captare in ogni situazione se si vuole continuare a vivere ... Jack decide di fermala, ma Susan si toglierà la vita con un colpo di pistola.

Facile da capire per Jack che tutta quella situazione ha dell'irreale: troppe domande della polizia, polizia federale in arrivo e investigatori privati sulle sue tracce. Ma soprattutto, perché mai un kamikaze si sarebbe dovuto far esplodere nel cuore della notte? Susan Mark forse non è quel che sembra, ma una donna dei piani alti. Ma cosa l'ha portata ad uccidersi nella metro di New York? Troppe domande nella mente di Jack, ma soprattutto troppe persone che vogliono sapere tutto da lui, e allora tanto vale scoprire la verità...

E la verità Lee Child sa come nasconderla e come svelarla pian piano in modo che il lettore non si annoi nella lettura. Questa volta Jack sarà veramente coinvolto in qualcosa più grande di lui, forse troppo, ma l'addestramento militare non si scorda: è come andare in bicicletta, una volta imparato non si dimentica più e spesso aiuta a tirarsi fuori dai guai.

Un thriller allo stato puro, tutta azione e suspence fin dalle prime pagine, come ci ha abituato Child nei precedenti romanzi. Le descrizioni non annoiano mai: i dettagli delle armi, delle situazioni, i flashback di una vita passata nell'esercito o pensieri dello stesso Reacher non possono annoiare un appassionato di gialli. L'assenza di complicazioni e relazioni sentimentali rende il tutto più veloce e senza pause; del resto il lettore di gialli non cerca una storia d'amore...un thriller tutto azione che difficilmente si farà mettere sul comodino prima della fine.

mercoledì 9 marzo 2011

La lingua del fuoco - Don Winslow


In California il fuoco fa quasi parte del suo fantastico paesaggio naturale. E' qualcosa con gli abitanti hanno ormai imparato a convivere. Numerose sono le agenzie che offrono protezione contro questo tipo di incidente, ma quando in tutto questo c'è una vittima e una richiesta danno milionaria bisogna indagare, e farlo bene. Il compito è affidato a Jack Wade, perito dell'agenzia assicurativa California Fire and Life ed ex poliziotto licenziato per aver protetto un testimone. E come in ogni altro caso, con qualche motivazione in più, Jack decide di vederci chiaro e di non bollare il tutto come incidente accidentale. Molti sono i motivi che lo spingono fino ai piani alti, ma Jack non ha ancora imparato dal suo passato: a giocare con il fuoco ci si scotta...

Probabilmente non un libro che viene scelto a colpo d'occhio dal lettore, né dal titolo, né dalla trama: grave errore...Don Winslow non ha bisogno di un "titolone" o di una trama entusiasmante. Un libro che grazie alle capacità dello scrittore scorrerà senza lasciarvi  tregua sia per lo stile leggero e scorrevole, sia per le vicende che toccheranno le nuove frontiere del crimine internazionale. La crisi della mafia russa e del KGB, le speculazioni immobiliari della California e le truffe ai danni delle società assicurative sono al centro del racconto così come le difficoltà di superare un passato difficile da parte di tutti i protagonisti del racconto, dall'improvvisato investicatore Jack Wade, al cattivo Nicky Vale che vorrebbe solo una vita da californiano. La storia che ne scaturisce  non può che non essere appassionante fino all'ultima pagina. In più le ottime spiegazioni scientifiche dei fenomeni che riguardano tutto racconto sono spiegate in maniera eccelsa, sembra quasi di trovarsi davanti un Piero Angela professore che ci racconta la scienza dietro a ogni singolo fenomeno.

Per intenderci non è un noir qualunque, ma qualcosa di veramente sopra la media.

lunedì 28 febbraio 2011

Il Dossier Hadrian - Allan Folsom

La Guinea equatoriale è ormai dilaniata da insurrezioni ribelli contro il dittatore Tiombe e il Presidente degli Stati Uniti vuole vederci chiaro e affida un'importante missione a un suo agente speciale: Nicholas Marten. Il suo compito è trovare Padre Willy dal quale riceverà delle foto e portarle direttamente al presidente. Ma le foto sono di vitale importanza non solo per Marten e quando padre Willy morirà in un'imboscata tesa dai ribelli per ritrovare quelle foto, Marten sarà un fuggiasco in un paese dove regnano solo i dollari e le armi. Difendere quelle foto sarà di vitale importanza per Marten per cercare una verità che molti vogliono tenere a tutti i costi nascosta: anche a costo di sterminare interi villaggi civili.

Allan Folsom già dalle prime pagine ci porta dentro il racconto imprigionandosi tra le sue pagine. Un susseguirsi di colpi di scena imprevedibili porterà il lettore a continuare la lettura con grande suspence. "I suoi romanzi, più che trhiller, sono capolavori di suspence", come dice Stephen Coonts, ricchi di personaggi memorabili che si muovono in scenari grandiosi. La vicenda si snoderà per tutta l'Europa e non solo, e toccherà i reali poteri che spesso nascondono le verità più scomode per dollaroni molto più profumati. Un ottimo giallo che vuole essere anche una denuncia verso tutti quei paesi sommersi dal petrolio che affogano nelle sue ricchezze destinate a crudeli dittatori e tutte quelle aziende occidentali, coperte da segreti politici, che passivamente permettono tutte queste violenze troppo presenti nei nostri anni.