mercoledì 17 novembre 2010

I racconti di Kolyma - Varlam Šalamov


Storie lontane da noi e dimenticate. Milioni di persone spedite nella più profonda Siberia ai lavori forzati per questioni politiche e di razza, un genocidio dimenticato dal più appetibile meditiaticamente, ovvero quello nazista. Ma nello stesso periodo, un altro grande dittatore, Stalin, obbligava milioni di persone ai lavori forzati dai quali nessuno tornava. Erano loro i veri operai della Russia Comunista: da loro arrivavano oro, carbone, linee di comunicazione e ogni cosa di cui la Russia aveva bisogno.

Proprio tra gli questi uomini c'era Varlam Šalamov, condannato nel più terribile di tutti i gulag della profonda Siberia, Kolyma, ricca di risorse metallifere. Solo in quel campo di concentramento trovarono la morte più di 3milioni di persone.

E Šalamov narra la sua vicenda, nella sua realtà più cruda, perché non saprà fare altro al suo ritorno. Il suo racconto è costituito da numerosi capitoli, ognuno riguardante un particolare episodio del tutto differente e indipendente dal precedente. Ma c'è un filone che collega tutto il racconto: l'odore e la presenza costante della morte. Malattie e fatica sono difficili da superare, ma ancor di  più è il freddo che non concede tregua alcuna. Dal freddo si gelerà non solo lo sputo prima di arrivare a terra, ma anche l'urina. A -50° centigradi la vita è estrema, ma l'uomo è diverso dagli altri animali dice Šalamov. Ogni animale portato a Kolyma non sopravvive molto; i cavalli, gli animali più resistenti, riescono a reggere un inverno, eccezionalmente due; ma l'uomo ha uno spirito di resistenza, di sopraffare il dolore e la fatica diverso: è questo per Šalamov la differenza tra un uomo e un animale. L'uomo è capace di aggrapparsi alla vita come nessun altro sa fare, ed è proprio quello che fa lo scrittore nei suoi numerosi anni di prigionia, costretto ai lavori forzati. Più volte sfiora la morte per il freddo e per il tifo, ma la sua volontà è più grande di tutto.

Un libro tanto fantastico quanto atroce. Le storie dei gulag sono poche conosciute rispetto al grande Olocausto nazista seppur il numero di morti sia di molto superiore. Una storia tanto lontana nella distanza quanto vicina nel tempo.  Poco conosciuti anche in un'Europa indignata dalle atrocità contro gli ebrei. I racconti narrano la vita quotidiana dei "lavoratori", del freddo terribile, e delle indegne punizioni; ci porta dentro i gulag e ci va vivere insieme ai prigionieri. Non è una descrizione esterna del gulag, ma la sua reale esperienza da prigioniero. Un genocidio dimenticato che sarebbe giusto rievocare in memoria di tutte le persone morte sotto il regime di Stalin e riportare a conoscenza certi atroci avvenimenti che la storia europea sembra aver definitamente dimenticato o forse insabbiato.


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