domenica 24 ottobre 2010

Vivere da celiaco

cronache della mia esperienza senza se e senza ma...



Forse è proprio questa la faccia che avete fatto quando vi siete accorti della vostra "malattia", o di quella di un vostro parente amico o conoscente...forse vi domanderete come si fa a vivere una vita senza pane, pasta, pizza e birra; forse penserete che se capitasse a voi non sapreste proprio rinunciare ai piaceri della vita. E' quello che mi sono chiesto io durante il viaggio di ritorno dall'ospedale quando mi è stata diagnosticata: "cosa mangerò, le cene con i miei amici, le pizze, gelati e tutto il resto?!?", quasi come se il mondo mi stesse crollando addosso...
Ma quando si è celiaci bisogna adattarsi, e forse è proprio questa la grande capacità dell'uomo rispetto agli animali: adattarsi a tutti i cambiamenti. E' vero, il primo periodo è difficile: non si conoscono gli alimenti più buoni, si ha il terrore che il glutine sia onnipresente quasi fosse un dio malvagio, si evitano uscite con gli amici per paura delle prese in giro e non si esce a cena con loro perché non si sa cosa mangiare...sembra quasi che il morbo celiaco sia una malattia talmente grave da gettare in depressione tutti i paziente. Nulla di più falso!!!
Forse avrete già fatto un giro tra siti e blog che parlano di quest'argomento e avrete sentito che molti parlano di possibili complicanze psicologiche, non proprio da sottovalutare, che porterebbero all'emarginazione e alla depressione della persona, soprattutto del ragazzo adolescente.
Ma sono tutte cavolate!! o per lo meno, lo sono per una persona equilibrata mentalmente, che si accetta per quello che è ed accetta anche il suo nuovo stato. Una volta abituati non si avrà alcun tipo di problema ad evitare un bombolone in pasticceria o una pizza dal fornaio. E questo perché? perché ci si è adattati, perché si è capito il problema. Le persone che devono ricorrere a psicologi, che si deprimono, che si sentono umilate se vengono prese in giro dai loro amici e conoscenti sono persone che già stanno male con loro stessi: avrebbero avuto di sostegno psicologico per un motivo ben diverso: non sanno accettare la propria persona. La celiachia diventa un capro espiatorio per la loro personalità fallita: si va a incolpare la malattia per il loro stato di malessere generale; e lo dico con coscienza di causa poiché pure io ci sono passato visto che mi è stata diagnosticata la celiachia a 15anni, in piena adolescenza.
E poi perché sono cambiato? E' sopraggiunta la maturità, l'ho accettata e anzi mi ha aiutato a vivere meglio, e non solo per il fatto che il glutine è tossico per il mio fisico; ho, infatti, acquisito una coscienza alimentare che probabilmente non tutti hanno. Non sono diventato un dietologo, ma ho capito che mangiare bene è un vero piacere della vita e che non vi è alcun collegamento con il glutine: si mangia bene anche senza pane, pasta e pizze tradizionali. E tutto questo, abbinato a una discreta forma fisica aerobica, porta davvero a un passo dalla felicità con il proprio corpo: ci si sente in forma e felici: se accettata la propria condizione non si fa nessuna fatica a non mangiare un alimento non accettato dal proprio corpo. Ho iniziato a mangiare, di mia spontanea volontà, alimenti che prima neanche mi sognavo di assaggiare perché rifiutavo completamente: si può trovare buono anche un piatto di sole verdure ed ortaggi rispetto che alle abbuffate di pasta che si facevano un tempo. Si iniziano a sperimentare nuove ricette e si impara anche a cucinare...
E le uscite con gli amici continuano tranquillamente... Al ristorante si ordina una grigliata di carne, un risotto, o qualche tipo di verdura allettante e si è felici lo stesso; una cena con gli amici non è bella per quello che si mangia ma per la compagnia che si ha!
I vari snack o i piaceri della vita come un buon gelato? Ho imparato a farne a meno la maggior parte delle volte: che senso ha mangiare una merendina, adesso molte gustosissime anche per celiaci; a metà pomeriggio o mattinata quando si potrebbe mangiare più a pranzo o cena, e soprattutto meglio? nessuno...l'unico ostacolo sono i "gelati" che in ogni caso molti sono già venduti senza glutine dalle stesse gelateria artigianali, mentre quelli a stecca sono quasi tutti senza glutine. Ma alla fine ci si rende conto che se il piacere della vita è prendersi un gelato, beh diciamo che si è messi un pochino male...
E gli alcolici? un motivo in più per non usarne visto che distruggono il fegato. In ogni caso il vino non contiene glutine quindi l'unico buono è salutare ci è ammesso, cosa potrebbe fregarci degli altri?

In conclusione, la diagnosi della celiachia e il conseguente trattamento mi ha portato giovamento non solo a livello strettamente medico, ma soprattutto a carattere mentale. Sono diventato più forte caratterialmente, ho imparato cosa significa stare in forma (anche se molte volte non ci riesco per mancanza di tempo e voglia), ho imparato a mangiar bene e a capire i miei limiti e ho trovato anche un livello di benessere psico-fisico che prima non potevo avere.
Non ci spaventiamo di noi stessi, siamo quello che siamo e bisogna in primo luogo accettarci per trovare la nostra strada e la nostra felicità. I veri problemi della vita sono altri; concentriamoci su quelli. La celiachia è solo un'ostacolo da affrontare, e quando si sarà vinto ci si domanderà come si faceva ad avere certi pensieri e ci sentiremo ridicoli per come eravamo prima....

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