martedì 26 ottobre 2010

Il deserto dei tartari - Dino Buzzati

Il romanzo parla del giovane tenente Giovanni Drogo che viene trasferito, in giovane età, nella lontana fortezza Bastiani. Già prima dell’arrivo in fortezza, conoscendo il capitano Ortiz, viene a sapere che la fortezza non è proprio il luogo che tutti i giovani sognano: un posto isolato e trasandato dimenticato dagli stessi ufficiale e del tutto inutile. Si dovrà, però, insidiare e già dopo qualche giorno chiede al maggiore Matti il permesso di poter abbandonare il luogo per la sua inospitabilità, ma dovrà attendere un periodo di quattro mesi. Deciderà tuttavia di posticipare il suo rientro a casa di qualche tempo nella speranza che qualcosa accada, ma non si accorge che la fortezza lo sta catturando e pian piano si ritroverà imprigionato tra le sue mura, fuori dal resto del mondo e dal suo stesso paese…ma qualcosa dovrà pure accadere in quell’interminabile deserto che sembra così inutile.
Il romanzo di Dino Buzzati, scritto nel 1940, è uno dei più famosi della letteratura italiana. Il suo stile semplice e diretto, forse troppo, lo rende di facile comprensione a qualsiasi lettore; e la continua suspence causata dalla consapevolezza dello stesso personaggio che prima o poi qualcosa deve accadere, rende il libro davvero interessante. La figura di Giovanni Drogo, protagonista principale, è quella di un vero eroe morale anche se troppo legato alla vita quotidiana dell’esercito, alla sua ripetitività sia nei gesti che nelle parole e alla monotonia del giorno. Ma è anche la vera vittima del libro perché, tornato al suo paese per un congedo di due mesi, si accorge che la vita è andata avanti lasciandolo indietro: nessuno al suo paese ha più bisogno di lui. I migliori amici sposati o trasferiti, i conoscenti diventano del tutto indifferenti alla sua presenza, la stessa madre sembra quasi disconoscere il figlio; e quindi capirà che la sua vita non è più nel suo paese ma nella fortezza: era un militare e lo sarà stato per sempre.
Il tempo sembra scorrere inesorabilmente in un ambiente tra il surreale e il metafisico dove la monotonia di ogni giornata è scandita dalla solita routine militare, anche se tra gli stessi militari la speranza che qualcosa stia per accadere si trasforma quasi in consapevolezza.
Un libro che fa riflettere, che ci esprime l’idea della vita e del tempo dello stesso autore e che non può lasciarci indifferenti. La lentezza della narrazione non è una scelta casuale, ma fa parte dello schema dell’autore per esprimere le proprie idee e farci riflettere creando l’atmosfera che caratterizza tutto il romanzo. Un libro classico della letteratura italiana che merita di essere letto e vuole far riflettere sulla vita e su tutto quello che ci circonda attraverso la vita di un personaggio come tanti: non un vigliacco ma neanche un eroe, semplicemente uno come tanti, come noi.

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