sabato 30 ottobre 2010

Acciaio - Silvia Avvallone

 Due ragazze quasi quattordicenni, Francesca e Anna, vivono nei palazzi popolari di Piombino città industriale che si affaccia sul Mar Tirreno e fa da transito per la meravigliosa Isola d'Elba. E' proprio quest'isola che è il sogno delle due amiche che sono relegate alla dura realtà delle acciaierie di piombino che le intrappolano in un mondo di violenza e povertà. La dura vita del quartiere che soffoca famiglie intere, porta le due amiche a unirsi sempre più ma arriverà. Il tempo corre e le soglie dell'adolescenza sono ormai varcate. Iniziano le prime avventure di sesso droga e amore e tutte le difficoltà adolescenziali che un quartiere degradato porta con sé. In famiglia le cose non sono migliori: il padre di Francesca è un operaio violento che, spinto dalla gelosia verso la figlia, non si ferma alle parole e la massacra di botte, stessa sorte per la madre della ragazza; il padre di Anna, invece è un uomo del tutto assente dalla famiglia e fuori da ogni legalità dello Stato. Centro della vita di ogni giorno, per tutte le famiglie del quartiere, sono le acciaierie Lucchini che sono una presenza onnisciente per tutto il romanzo.

Un romanzo di moda, pubblicizzato e pompato per arrivare alla ribalta mediatica. E come arrivare a così tanto successo? Semplice: infilare nel romanzo tutti gli argomenti che vanno di moda ed avremmo minorenni che lavorano in night (anche se tutto sommato non così raro), morti bianche sul lavoro, il papà cattivo che picchia figlia e moglie, i ragazzi che si fanno di eroina all'angolo della strada così come gli operai per raggiungere la fine della loro giornata di lavoro, la mamma comunista e il fratello berlusconiano, il desiderio di fuga di ogni adolescente, l'ossessione per il sesso di tutto il mondo giovanile e infine i gatti mutati geneticamente per colpa delle fabbriche: et voilà, toccati tutti gli argomenti socialmente appetibili. Il libro arriva a essere un romanzo politicamente schierato, ma soprattutto, in balia di mode che lo rendono del tutto inappetibile e irrealistico, soprattutto se consideriamo che l'anno degli avvenimenti che sarebbe il 200. Del resto l'importante sono le vendite e, quindi, l'obiettivo è presto raggiunto grazie anche ai numerosi premi raggiunti.
Diventa inutile parlare di stile dell'autrice quando i contenuti sono talmente stereotipati da rendere il romanzo una gran bella montatura. Sembra quasi un collage dei reportage di Barbara d'Urso, tutti così terribili e violenti che alla fine i reali contenuti sono del tutto assenti.

Un libro forse adatto agli adolescenti tanto inclini alle mode e tendenze del tempo, ma alla fine pieno di stereotipi inconcludenti. Tenetevi alla larga dal libro, risparmierete tempo da dedicare a romanzi più belli e più credibili.
E non chiedetemi come ha fatto a vincere il Premio Strega perché proprio non so rispondere; a meno che anche quello non sia politicamente, ma soprattutto, mediaticamente manipolato.

2 commenti:

  1. non credo che questo romanzo sia un collage di reportage alla barbara d'urso,certo non è assolutamente paragonabile al vinictore del premio strega " la solitudine dei numeri primi",ma ad ogni modo ci presenta la realtà semplice,ci presenta due ragazze ispirate dai canoni "velinistici " di questo tempo che combattono contro le difficoltà vere.....a volte nelle comunità così piccole come quelle descritte dalla A vallone queste situazioni si verificano ogni giorno...e forse metterle su carta non è poi così grave,oddio è un tema sfruttato questo,ma se vogliamo capire una società dobbiamo partire dalla dimensione giovanile..da noi giovani e soprattutto le vite che vengoni descritte non sono delle esperienze celate ,un padre che picchia una figlia,una ragazza che parte da un nightclub per arrivare ad essere famosa....ono solo cose che dovrebbero far riflettere i giovani e non solo,e non deve mai essere o diventare obsoleto un argomento del genere MAI

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  2. ma io ci vivo in comunità piccole...per sfortuna della scrittrice io sono cresciuto proprio in quel paradiso (mamma mia che illusione!!) tanto sognato e di certo quella descritta non è la famiglia tipica, ma parlandoci chiaro è una famiglia limite...in ogni caso le tematiche toccate sarebbero di una complessità immensa (e tutte quante), ma nessuna di queste risulta essere sviluppata e narrata seriamente; tutto è lasciato al caso e ai soliti stereotipi...ti faccio un esempio: vuoi sapere qualcosa sulla droga, leggiti "Il Potere del Cane" di Don Winslow e capirai la differenza tra toccare certi temi e svilupparli...questo libro l'ho letto perché sarebbe dovuto essere di qualità, ma in fin dei conti non risulta altro che un mix di argomenti di cui la società è ghiotta: dalla droga, all'operaio che vive una vita difficile a (soprattutto) la violenza sulle donne...è per questo che ha venduto, come è per questo che programmi come quelli di barbara d'urso, che fanno share: "parlano" di cose che la gente vuole sentire, ma non lo fanno neanche decentemente....gli antichi romani chiamavano questo fenomeno "panem et circenses", e la scrittrice si è fatta furba, ed ecco un bel mix di tutti gli argomenti succosi....hai vinto perché si è fatta pubblicità, non di certo per la qualità del suo racconto; ti invito a prendere un libro qualsiasi su una di quelle tematiche e sicuramente noterai la differenza!

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